Uno spirito antico della cultura Siciliana: il lamento!! Leggo spesso le vostre news, gli articoli che appaiono sul sito e noto che, purtroppo, in essi aleggia uno spirito antico della cultura Siciliana: il lamento!!
Per cui se le cose non funzionano è sempre colpa degli altri. Se per il ponte sullo Stretto non si prende una decisione definitiva non è colpa nostra, se la politica non funziona è colpa dei politici, se lo sviluppo della Sicilia non decolla è colpa dei Settentrionali o dei poteri di Roma. Ma sarà qualche volta anche colpa nostra? Non è, forse, che non siamo capaci di prendere delle decisioni ed assumerci, come popolo, il carico di responsabilità delle scelte, mancando di senso del bene comune e senso civico?
I politici che sono in Regione o a Roma chi li ha votati? Non è forse vero che ogni popolo ha il governo che si merita? Non sappiamo scegliere gli uomini che ci devono rappresentare, votiamo con pressapochismo e cercando il piccolo interesse personale e poi pretendiamo che, una volta al governo gli uomini che abbiamo votato, si trasformino in capaci statisti. Nelle piccole cose quotidiane crediamo di essere più "furbi" se riusciamo ad ottenere un favore dall'amico, se possiamo saltare la fila, se la facciamo in barba alla legge o altre meschinità. Ci lamentiamo che la Sicilia non decolla, ma noi la nostra parte la facciamo? Non abbiamo cura e rispetto della cosa pubblica, basta vedere le strade, le costruzioni abusive anche dei "piccoli". Chi non ha fatto un piccolo abuso edilizio nelle sue proprietà, alzi la mano.
Butteremmo un pacchetto vuoto di sigarette per terra nella nostra abitazione? Allora perchè lo buttiamo per terra nella strada? Forse non appartiene a nessuno? Quel pezzo di strada è anche nostro! Questa logica del piccolo interesse da anteporre all'interesse comune, ci ha portato alla deturpazione del territorio di cui adesso ci lamentiamo!! Consideriamo quelli che vengono da fuori "babbi", perché non sono appariscenti, sono schivi o riservati mentre noi ci consideriamo sempre più scaltri.
Abbiamo in mano un patrimonio artistico che il mondo ci invidia, ma la maggior parte dei Siciliani non capisce il valore intrinseco di ciò. Se i nostri prodotti agricoli non si impongono nel mondo non è colpa di chi non li compra, ma di noi che non sappiamo valorizzarli. Non è solo questione di prezzo ma anche di credibilità, di sistema, di cultura. Fino a qualche anno fa abbiamo creduto che ci dovevano comprare i nostri prodotti solo perchè eravamo Siciliani e quindi i migliori. Come se essere Siciliani fosse un valore aggiunto, mentre gli altri paesi con più umiltà e applicazione hanno pianificato meglio i loro prodotti e strategie (Spagna docet).
Io personalmente all'età di vent'anni sono partito dalla Sicilia e ho vissuto nel Nord del paese e all'estero, sono ritornato dopo venticinque anni e faccio fatica a capire certe cose. Per chiarire meglio il mio concetto vorrei raccontare un fatto personale: dopo qualche mese che ero in Svizzera, vedevo che i bar disponevano davanti l'ingresso una cassetta aperta dove chiunque e in qualsiasi orario, poteva alzare il coperchio, prendersi il quotidiano e lasciare dentro l'importo relativo. Io siciliano "scaltro" appena arrivato dalla Sicilia, vedevo la cosa come se gli Svizzeri fossero degli stupidi, perché chiunque poteva portarsi via tutti i giornali e i soldi. Dicevo: in Sicilia una cosa del genere non può esistere. Noi Siciliani non saremmo cosi fessi da lasciare la cassetta incustodita.
Ho chiesto a uno Svizzero il perché e lui, sorpreso della mia meraviglia, mi spiegò che nessuno rubava la cassetta, perché quel servizio era utile a tutti e a nessuno saltava in mente di privarsene. questo è un piccolo esempio di bene comune.
Meditiamo!! Meditiamo!!
Saluti.
Antonino Cottone