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Il nuovo P.R.G. di Capo d’Orlando

dalla Relazione Generale:
Verso un Progetto

L’attuale assetto territoriale è già stato ampiamente e dettagliatamente descritto dall’U.T.C. nella Relazione per la formulazione delle Direttive Generali, ex art. 3 L.R. 15/91 del marzo 1993, fatta propria dal C.C. con delibera n. 101 del 28.7.94, ed alla quale, nel confermarla, si rimanda per una attenta rilettura.
In questo contesto orientato alla definizione del progetto urbanistico generale, si è indirizzata la riflessione su tre elementi significativi per lo sviluppo urbano-territoriale proprio del luogo.
Daremo ad essi il nome di struttura, volendo significare sia gli oggetti specifici che ne fanno parte, sia i soggetti che attraverso un continuo lavorio la trasformano con nuove organizzazioni.
(NOTA: Il primo significato è più vicino a tutto quello che è produzione fisica direttamente percepibile dai sensi, il secondo richiama il mondo delle relazioni socio-produttive e dei rapporti economico-culturali di una società che abita un luogo.)

Essi sono:
A) la struttura del naturale;
B) la struttura storica degli insediamenti;
C) la struttura storica della mobilità.

A) La struttura del naturale è costituita essenzialmente:
1. dalla fascia costiera del litorale, individuata dall’arenile;
2. dalla Piana, coltivata massimamente ad agrumeto;
3. dall’area del Promontorio, individuata dalla propaggine della collina di S. Martino, dalla sella e dal Capo, che segna fisicamente lo spartiacque territoriale tra la costa orientale e quella occidentale: la prima, costituisce il fronte orografico di levante, caratterizzato da una morfologia accidentata, scoscesa e fortemente acclive fino al borgo di S. Gregorio - un fronte naturale che si erge dal sottostante litorale sul quale si articola la scogliera -; la seconda, piana, si apre a ventaglio, con vertice sul Capo, da un lato viene lambita dalla risacca del mare, dall’altro lato limita con il piede del fronte collinare a mezzogiorno e si estende fino alle mura d’argine del torrente Zappulla;
4. dalla fascia collinare, incisa a pettine dai numerosi corsi d’acqua, che plasticamente si snoda dallo Zappulla fino al torrente di S. Carrà e, oggi, coltivata ad uliveto ed in parte boscata: di essa, la fascia occidentale si apre, prevalentemente, su di un orizzonte paesaggistico privo di direzionalità preferenziali, mentre la fascia orientale si apre, prevalentemente, su di un orizzonte paesaggistico con direzionalità definite dal Capo e dall’arcipelago  Eoliano.

B) La struttura storica degli insediamenti è rappresentata:
1. dal centro urbano tradizionale, costituitosi dall’originario rapporto con la spiaggia ed il mare;
2. dai nuclei, ad occidente, di Malvicino, Piscittina e Forno, formatisi anticamente intorno alla presenza di allora importanti attrezzature rurali e/o impianti produttivi (trappeti, torri, masserie, ecc.);
3. dagli agglomerati lineari lungo la piana degli agrumeti, a ridosso delle antiche vie Trazzera Marina e Consolare Antica, costituitisi dalla saldatura dei preesistenti piccoli nuclei legati , originariamente, sia alla presenza dei Monaci Basiliani - della cui presenza, come anzi detto, rimane qualche memoria nei segni ancor oggi presenti sul territorio -, sia alla potenzialità produttiva della stessa Piana ;
4. dall’antico borgo di pescatori di S. Gregorio, sul litorale di levante, memoria di un abitare rapportato direttamente alle attività marinare ;
5. dagli agglomerati collinari di più recente formazione e consistenza nelle località di Scafa e S. Martino.

C) La struttura storica della mobilità è individuabile:
1. dall’utilizzo della originaria risorsa mare, come via di comunicazione con collegamenti con le Isole Eolie, Palermo, Messina, Napoli e Genova, oggi abbandonati ad eccezione di quelli turistico-stagionali con le Eolie;
2. dal diretto collegamento tripolare che si dipartiva dalla città di Naso e raggiungeva il territorio orlandino nei suoi tre principali nuclei abitati: Malvicino, Centro e Scafa-S. Gregorio;
3. dalle vie Trazzera Marina e Consolare Antica, rispettivamente allungate, parallelamente alla linea di costa ed alla fascia a monte della piana, e lungo le quali, nel tempo, si sono saldate le varie urbanizzazioni;
4. dalla S.S. 113 Settentrionale Sicula e S.S. 116 Capo d’Orlando-Randazzo, realizzate nei primi anni dell’Unità d’Italia - oggi, entrambe, in più punti risultano soffocate dalla edificazione lungo i loro margini -;
5. dalla linea ferroviaria, costruita pure alla fine dell’ottocento, che di fatto ha tagliato rigidamente la Piana, correndo in rilevato;
6. dalla armatura stradale di servizio tra i nuclei sparsi sul territorio: strade vicinali, comunali e intercomunali che attraversano il tessuto agrumetato della Piana e quello, oggi ulivetato, della collina, offrendo, rispettivamente,  pregiatissimi profumi di zagara ed infiniti incantevoli orizzonti panoramici;
7. dalla recente linea di percorrenza costiera, il lungomare Andrea Doria, che - realizzato nei primi anni sessanta - segna il margine a mare dell’edificato, e l’inizio dell’alterazione sostanziale della naturale linea di costa, oggi compromessa dal fenomeno erosivo.

Una presenza particolare ha poi il tracciato autostradale della A20 ME-PA, pure importante per i collegamenti, che incide pochissimo e marginalmente il territorio orlandino, scorrendo in gran parte nella fascia a monte ed in galleria.
L’osservazione approfondita condotta sulle predette strutture del territorio, ha fatto emergere le seguenti considerazioni nelle quali si colgono le linee di futura trasformabilità del territorio, prese a supporto delle scelte d’indirizzo generali della presente pianificazione:

  1. E’ evidente una forte interrelazione delle tre strutture con caratteri generali di coerenza ed armonicità nello sviluppo dell’intero sistema territoriale comunale.
  2. Non esiste un rapporto di rigida dipendenza tra di esse, specie nelle fasi iniziali dello sviluppo dell’urbanizzazione sul territorio; bensì si legge un reciproco comporsi in una forma territoriale del luogo (anche se in alcuni episodi è prevalsa, in negativo, la casualità e/o la carenza di programmazione e controllo). Tale tipo di rapporto va sostenuto e ripreso.
  3. E’ confermata la direzionalità di sviluppo lungo la Piana, che trova radici in forti stratificazioni storiche, nonchè nelle prerogative naturali del sito. Emerge la esigenza di ordinare, perchè (e finchè) ancora possibile, lo sviluppo del sistema territoriale lungo la Piana, pianificandone la direzionalità che la storia rivela.
  4. E’ bene assumere e riproporre gli elementi qualificanti l’aspetto paesaggistico-ambientale del territorio, ritrovati nelle ampie visioni panoramiche, nella spontanea vegetazione mediterranea ed in quella antropica degli agrumi nella Piana e degli ulivi sulle colline, nei colori (grigio-marrone delle rocce e delle scogliere, azzurro del mare e del cielo, verde degli agrumi e degli ulivi, grigio della sabbia sulla spiaggia, rosso dei tetti, ecc.), e in alcuni elementi rappresentativi della cultura architettonica e materiale del luogo.

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