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Il nuovo P.R.G. di Capo d’Orlando

dalla Relazione Generale:
Il territorio comunale: consistenza demografica,
economico-occupazionale e patrimonio abitativo

1- La popolazione

1.a) La crescita

Nell’ambito territoriale che abbraccia la fascia costiera tirrenica centrale della provincia messinese, Capo d’Orlando, insieme a S. Agata Militello e Patti, rappresenta un importante polo di attrazione demografico-occupazionale.

Questo ruolo è certamente dipendente dalle molteplici funzioni commerciali, produttive e di servizio che il suo dinamico tessuto imprenditoriale è riuscito, nel tempo, a porre in essere, e, trasformandole, ad adattarle alle modifiche imposte dai processi evolutivi socio-economici.
La popolazione di Capo d’Orlando è così passata dall’esercizio prevalente delle attività primarie, legate alla pesca ed alle antiche colture delle cannamele e, successivamente, del  baco da seta, alla più recente agrumicoltura, fino a far fiorire nuove e più moderne attività artigianali di produzione e di servizio che hanno, non poco, contribuito a consolidare un fiorente tessuto economico la cui punta di diamante, oggi, è rappresentata dai commerci all’ingrosso e al dettaglio, apprezzati ed invidiati in ambito provinciale e regionale.

Tale dinamica produttiva, evidentemente, ha indotto un ritmo sostenuto di crescita demografica, che continua inarrestabile dal 1570 fino all’ultimo censimento ISTAT 1991, e che - si sottolinea - rappresenta un aspetto, anche se il più apparente, del complesso processo di sviluppo di questo territorio, sia sul piano economico che sociale.

Solo i recenti dati demografici, prelevati dai registri anagrafici comunali nei primi mesi dell’anno 1996, hanno segnato il primo, seppur minimo, calo di popolazione residente che impone una attenta riflessione per una saggia programmazione urbanistica che sappia usare questa pausa come momento utile per ripensare ad una generale riqualificazione del territorio, mirante a ricucire i vari  tessuti esistenziali presenti su di esso ed a ricercare nuovi spazi per sopperire alla carenza dei servizi e degli standards urbanistici minimi di legge.
(Vedasi Tabb. 1 - 2 e relativi grafici)

Alla crescita demografica ha contribuito sia il saldo naturale che migratorio, entrambi sempre positivi.
L’area d’influenza territoriale arriva principalmente, ad est, fino ai Comuni che gravitano sul versante occidentale di Capo Calavà -dalla costa fino a Floresta-, ad ovest, fino ai Comuni che gravitano sulla sponda orientale del Rosmarino, e, a sud, fino ai limiti del confine provinciale di Messina.

L’incremento demografico viene sostenuto, in termini di natalità, da gruppi familiari giovani, di provenienza in massima parte dai territori interni nebroidei, che evidenziano una consistente mobilità demografica e territoriale.

Una ulteriore conferma della crescita demografica si evidenzia dall’andamento e confronto tra i dati relativi alla popolazione residente (popolazione legale) e presente (popolazione di fatto), nonchè dagli indici d’incremento della densità territoriale.
(Vedasi Tabb. 3 - 4 - 5 e relativi grafici)

1.b) La struttura

La struttura della popolazione è strettamente correlata e, quindi, interdipendente con gli effetti della crescita, nella misura in cui questi ultimi incidono sugli indicatori più significativi della popolazione stessa alterando i pesi riguardanti particolari suoi gruppi che, a seconda della loro capacità d’incidere il tessuto demografico globale di un territorio, ne testimoniano il malessere o la sua vitalità.
(Vedasi Tab. 6 e relativi grafici)

Significativo il calo - nel decennio ‘81/’91 - della popolazione di età inferiore a 14 anni e di quella di età superiore a 65 anni, che fa registrare un notevole incremento dell’indice di vecchiaia di oltre 11 punti percentuali. Di contro si riducono i relativi indici di dipendenza in ragione di una forte concentrazione di popolazione nella fascia media di età fra i 14 e i 65 anni, con l’effetto di alleggerire il carico sociale delle generazioni improduttive su quelle produttive.

2- L’economia e la produttività
 
Come già accennato, la popolazione orlandina è passata da una spiccata vocazione produttiva in ambito primario (pesca ed agricoltura) ad una specializzata produttività in ambito artigianale, piccolo-industriale e, più in particolare, in ambito commerciale terziario e della produzione e gestione dei servizi (alle persone, alle attività, finanziari, ecc.).

Una travolgente crisi economica sui mercati europei e mondiali della agrumicoltura e relativi derivati, la contemporanea crescita urbanistica, l’incremento delle attività turistico-ricettive e dell’artigianato negli anni ‘70, hanno spinto ed incoraggiato l’investimento di capitali nel settore edile, nel terziario e nella piccola-industria, incidendo profondamente nella trasformazione del quadro economico e produttivo-occupazionale, oltre che sociale, del Comune.
(Vedasi Tabb. 7 - 8 e relativi grafici)

Si rileva in particolare il costante mantenimento del tasso d’attività che nel decennio ‘81/’91 subisce anzi una notevole impennata assieme al tasso d’occupazione, e sono indici della floridezza del tessuto economico orlandino.

La lettura dei dati occupazionali per settori produttivi conferma la crisi del primario (17.5%) a tutto vantaggio del terziario (59.4%), mentre nel secondario si registra una sostanziale stabilizzazione intorno al 23.1%.

3- Il patrimonio abitativo

Oltre alla semplice lettura cartografica, dal 1975 al 1994, delle relative aerofotogrammetrie del territorio orlandino, basta porre uno sguardo sui dati censuari relativi ai fattori di crescita urbana per cogliere, nella loro globalità, i riflessi dello sviluppo demografico tradottosi in rinnovo del patrimonio edilizio e nell’ampliamento consistente delle aree urbanizzate e di quelle urbane edificabili in particolare.
(Vedasi Tab. 9 e relativi grafici)

La crescita dell’edificato, tra le maggiori in provincia, segnala una progressiva flessione del numero delle abitazioni occupate sul totale delle abitazioni, di contro ad un corrispondente incremento di quelle non occupate: ciò testimonia, oltre al fenomeno consolidato - oramai - delle seconde case, la conferma di quei processi di mobilità di gruppi di popolazione che ancora non risultano residenti legalmente, ma di fatto vivono e lavorano sul territorio.

Altri dati significativi da sottolineare riguardano:
-il numero medio di stanze per abitazione che si è assestato a 4.3;
-il rapporto abitante/vano che è sceso a 0.6 (quasi 2 vani per abitante);
-la notevole crescita delle abitazioni in proprietà;
-l’aumento della superficie media dell’alloggio occupato, pari a mq. 102.10;
-l’incremento della superficie media negli alloggi occupati, per ogni  abitante (35.80 mq.).

 

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