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5.a- Rapporto tra il vigente PRG ed il suo progetto di revisione
Il progetto di revisione dello strumento urbanistico vigente non poteva avviarsi e portare a termine tralasciando di confrontarsi con la programmazione in esso contenuta e non valutando appropriatamente le conseguenze che la sua attuazione ha determinato sull’uso del territorio (Circolare n. 1/79, punto 3, lett. d).
Riprendendo quanto sopra già accennato, l’attuazione di molte previsioni urbanistiche conformi e/o in variante al precedente PRG e di quelle abusivamente realizzate e condonate con le leggi in sanatoria sopravvenute, impongono un margine ristretto a modifiche sostanziali nel nuovo Piano, riducendone, in larga misura, possibili variazioni sostanzialmente significative per migliorarne fondamentali aspetti sia a carattere generale che particolare.
Quando, infatti, uno strumento urbanistico - come quello nel nostro caso da revisionare, molto simile ai tanti prodotti alla fine degli anni ’70 non solo in Sicilia, ma, in genere, in tutto il Meridione - viene approvato, dopo oltre dieci anni di dibattito, convalidando criteri che facevano leva su ipotesi incondizionate di crescita e di illimitato sviluppo, appare evidente come ci si debba, comunque, confrontare, prima di procedere alla sua revisione, con quella trama fitta di relazioni generata nell’assetto della proprietà privata che non può ignorarsi nella progettazione delle successive strumentazioni urbanistiche.
Pertanto, come già formulato nello schema di massima approvato dal Consiglio Comunale e per come richiesto nelle Direttive Generali, il nuovo PRG si è posto l’obiettivo di puntare sulla qualità di un lavoro di ricucitura e saldatura dei molteplici brani di tessuti ed ambiti sfilacciati e disordinatamente cresciuti all’interno delle singole strutture territoriali (quelle del naturale, degli insediamenti e della mobilità), per ricondurle ad un quadro unitario in cui, assieme, possano configurare - interagendo - il nuovo disegno di Piano.
Con queste premesse, confermando le irreversibilità delle trasformazioni e delle aspettative indotte dal PRG oggetto di revisione, si è proceduto nel lavoro di stesura definitiva del nuovo strumento urbanistico generale, proponendosi maggiore qualità nei contenuti e nella rappresentazione della nuova forma di sviluppo proposta.
5.b- Criteri, scelte e obiettivi generali
Le trasformazioni territoriali di Capo d’Orlando, negli ultimi decenni, sono avvenute senza una particolare attenzione alle condizioni di qualità del sistema insediativo. In particolare, per come già accennato, sono mancate precise regole di trasformazione, e, conseguentemente, il P.R.G. approvato nel 1984 non è riuscito ad esercitare un puntuale controllo sui processi di crescita della nuova urbanizzazione.
Ciò è attestato dalla scarsa qualità e dal forte peso dei fenomeni di abusivismo edilizio, e dagli interventi di edilizia pubblica in variante al PRG: limitati, parziali e disarticolati dal disegno complessivo del territorio.
Partendo da questi dati si può fare il punto sulle trasformazioni succedutesi e, quindi, affrontare unitariamente i nodi del funzionamento e della qualità del territorio mirando al recupero della sua complessiva identità culturale.
Si consideri inoltre che la lettura degli ultimi dati statistico-demografici sembra confermare il venir meno della esponenziale crescita insediativa, e pertanto occorre intervenire ad innalzare l’attuale livello di qualità e funzionalità sia nel settore residenziale, che in quelli economico-produttivi, infrastrutturali e delle attrezzature e servizi.
Trascurando ciò si rischia il decadimento, la paralisi e, soprattutto, la perdita dei valori (economici - sociali - culturali) conseguiti e consolidatisi sul territorio.
Pianificazione, quindi, quale: -intervento mirato a mettere a risorsa le vocazioni ed i valori che la storia e la cultura locale hanno stratificato, sedimentandole, nelle coscienze e sul territorio; -strumento di azione garante del funzionamento normale delle attività proprie dell’abitare un luogo, assicurandone livelli di qualità e di efficienza quali precondizioni dello sviluppo sostenibile -l’unico in grado di soddisfare i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri.
Queste finalità dell’intervento pianificatorio generale richiedono di superare - nel solco della moderna azione urbanistica nazionale - la obsoleta metodologia della zonizzazione monofunzionale, e di puntare ad una formulazione di disegno complessivo del territorio, dove fare interagire le molteplici tensioni in esso presenti e che si proporranno nell’immediato futuro, sospinti dalle molteplici e varie dinamiche socio-economiche generate dalle modificazioni dei sistemi economico-produttivi e di distribuzione commerciale e dei servizi, con conseguenti ripercussioni anche sulle azioni comportamentali e occupazionali della popolazione.
Questo compito, qui assunto, di disegnare il territorio dovrà essere adeguatamente supportato dalla volontà amministrativa di mettere a risorsa l’importante strumento cartografico informatizzato del territorio comunale, già acquisito, che, per funzionare al meglio nei futuri processi di redazione, controllo, verifica e gestione del Piano stesso, necessita di essere supportato dalla totale informatizzazione dell’U.T.C..
5.c- Dal Territorio al Piano
Rifacendoci al gioco dei rapporti reciproci delle tre strutture - del naturale, degli insediamenti e della mobilità - sopra individuate, è intorno agli anni ‘70 che inizia la crisi della struttura del naturale, in coincidenza del passaggio da una economia di tipo agricolo-tradizionale fortemente incentrata sulle risorse dell’agrumeto e dell’uliveto, ad una economia di scambio e di servizi che, libera dai legami con la terra, ha proceduto in esaltata autonomia a scomporre e ricomporre gli spazi e le relazioni secondo logiche settoriali, poco o per nulla attente alle dovute integrazioni con le altre strutture del territorio.
Talchè, quella che fu campagna è oggi uno spazio disordinato al cui interno sono rimasti irretiti brani di verde, e che necessita di ritrovare un disegno adeguato e attento ai raccordi armonici con le altre strutture vitali del territorio.
A partire dagli anni ‘80 la crisi ha cominciato ad investire anche il sistema della mobilità e la si avverte ogni giorno persino negli aspetti più banali del quotidiano, nelle lunghe e frequenti code di traffico, nella ricerca affannosa dei parcheggi che avviliscono sempre più ogni cittadino.
Ciò era pressocchè inevitabile, visto che nessun disegno di piano fu posto per guidare le nuove tensioni vitali che venivano a manifestarsi sul territorio negli ultimi decenni: il Piano precedente infatti, preferì ancorarsi essenzialmente alla cristallizzazione della situazione esistente, sia per le aree agrumetate sia per le linee di collegamento, invece che accettare il rischio di tentare una nuova forma aperta ai fenomeni che i nuovi mutamenti sociali ed economici avrebbero indotto.
La lezione che può trarsi è che a nulla serve il grido Salviamo la campagna! che ancora oggi si sente sulle labbra di qualcuno, se ad esso non si accompagna la capacità di cogliere ed integrare le nuove dinamiche che investono lo spazio urbano-territoriale e reclamano con la forza del nuovo il diritto di cittadinanza.
Non si tratta, quindi, di sposare le richieste, a volte accorate ma più spesso affaristiche ed interessate, del lasciateci costruire (le case?), ma di ritrovare un’idea di città - che è divenuta territorio - in cui le varie strutture dell’abitare siano costantemente sentite e si sostengano reciprocamente nella elaborazione che ciascuna fa di se stessa, fino a tradursi in rapporti formali e compositivi che recuperino la dimensione della qualità complessiva dell’abitare.
Senza di ciò il disagio e la crisi penetrerà sempre più profondamente all’interno della stessa struttura degli insediamenti trascinando la città verso un destino irreparabile di decadimento della vita sociale ed economica.
E’ implicito pertanto, che il disegno di piano proposto, intende superare - come già dichiarato - la pura, vecchia e semplice logica della zonizzazione mono-funzionale, e far giocare la strumentazione di controllo della quantità al servizio del controllo di qualità e dell’integrazione delle strutture territoriali in un’unica forma fondata sull’identità culturale del luogo.
5.d- Concetti e linee essenziali del Piano
Il disegno di un Piano è sempre un momento di sintesi teso ad unificare i vari materiali conosciuti attraverso una esplorazione attenta della realtà.
E’ un processo quindi, che per molti versi equivale alla generazione di una nuova forma dove, nel caso del territorio, i vari componenti sono già caratterizzati da una propria, autonoma ed intrinseca dinamicità strutturante, che perciò deve essere assunta e portata a cooperare nella creazione dell’unica idea di città in cui il singolo cittadino possa largamente ritrovare e vivere i valori globali e profondi dell’esistenza.
Riconoscere il valore e la forza di queste dinamicità strutturanti, elimina in gran parte il pericolo dell’utopia che le rigide schematizzazioni razionaliste del passato portavano inevitabilmente con sè e che ne hanno segnato il fallimento nella organizzazione del territorio.
D’altra parte richiede attenzione ed umiltà nell’assumere i dati del reale, una capacità di innovazione degli strumenti di programmazione e di controllo, e una energia creativa fiduciosa nella possibilità di trovare una sintesi superiore di tutte le varie istanze dell’uomo che sul territorio si dispiegano.
Così, muovendosi all’interno di questo quadro concettuale, e con tutte le considerazioni in precedenza esposte discendenti dall’analisi delle strutture del territorio, sono stati individuati ed assunti alcuni elementi-fenomeni specifici della realtà territoriale di riferimento, sui quali è costruita la proposta di Piano:
1) il nucleo del centro urbano, che solleva problematiche di riordino, qualificazione e mobilità; 2) l’alto valore e significatività della pianura orlandina per la struttura degli insediamenti, supportati dalla natura pianeggiante, dalla facilità di accesso e movimento, nonchè dalle urbanizzazioni già esistenti; tutto ciò lascia prevedere che non diminuiranno le pressioni trasformative su questa parte del territorio;
3) la riduzione delle aree agrumetate e del loro valore economico, che scende al di sotto del valore ambientale-paesaggistico delle stesse;
4) la saturazione dell’edificato lungo le vie Trazzera Marina e Consolare Antica con l’enorme aggravio dei problemi del traffico e l’appesantirsi delle funzioni di collegamento e smistamento dei flussi da e per il centro;
5) il consolidamento del grosso nucleo urbano di Malvicino-Piscittina, con oltre 1.500 abitanti, ai margini occidentali della pianura, che oltre ai problemi di potenziamento e/o adeguamento delle attrezzature e dei servizi, pone quelli di una razionalizzazione della rete viaria e della fluidità dei collegamenti col resto del territorio;
6) la localizzazione, già determinata, di una vasta area d’insediamenti produttivi a valle del nucleo di Malvicino-Piscittina;
7) la presenza di una vasta zona fluviale ai margini dello Zappulla che ha bisogno di essere recuperata nei suoi valori ambientali, con il contestuale spostamento a monte del rilevato ferroviario del depuratore oggi compreso al suo interno;
8) l’individuazione di una zona altrettanto ampia punteggiata di presenze storico-culturali e di valori naturalistici-ambientali, a monte della S.S. 113, che va dall’area della Torre del Trappeto di Malvicino a quella dei resti del Monastero di S. Maria de’ Lacu, e racchiude al suo interno la presenza di Villa Piccolo, la Chiesa e l’Ospizietto dei Cappuccini nonchè altre tracce dell’antico abitare sul territorio;
9) la zona del Capo e delle colline retrostanti di S. Martino, con indizi interessanti di presenze archeologiche, naturalmente connessa alla riviera di levante che fa capo a S. Gregorio;
10) le aree collinari dell’uliveto, da Amola a Scafa, con elevati valori paesaggistico-ambientali.
Pertanto, ponendo particolare attenzione a questi elementi-fenomeni del territorio e nell’assumere, come già irreversibilmente avvenuto il passaggio ad una economia di scambi e di servizi, il disegno di Piano si propone:
-di sostenere il ruolo di Capo d’Orlando, storicamente acquisito e riconosciuto, di capoluogo dei Nebrodi centrali, incrementando la dotazione e qualità delle proprie funzioni urbane (scuole, aree per attività culturali, sport, commercio, servizi alla produzione ed alle persone, ecc.);
-di sostenere, promuovendola, la riqualificazione formale e funzionale degli insediamenti, recuperando anche gli agglomerati abusivi sparsi sul territorio;
-di riordinare, ridefinendone la struttura complessiva, le aree del tessuto insediativo più prossime al centro urbano tradizionale (Area del sistema strutturante territoriale), tracciandone il perimetro ed individuando in esse importanti aree per attività ed infrastrutture di servizio pubblico, e rinviando alla stesura del relativo piano particolareggiato (PE 2) la definizione, al suo interno, dell’uso delle altre aree residue;
-di regolare e facilitare la mobilità, con particolare attenzione a rendere accessibili le funzioni urbane ed i poli più significativi presenti sul territorio, separandone i vari flussi e garantendo rapidità e fluidità di collegamento, al tempo stesso decongestionando le aree ad alta densità abitativa;
-di promuovere e qualificare l’offerta turistica - balneare, culturale e quella legata alla terza età ed alla fruizione dei beni paesaggistico-ambientali (agriturismo, ecc.) - valorizzando gli ambiti di risorse naturali ed antropiche, adeguando la capacità ricettiva e la dotazione di spazi funzionalmente connessi, sia sulla linea di costa che sulle alture collinari;
-di ricucire, salvaguardandolo, il rapporto diretto e di libera fruizione con il litorale, con interventi mirati alla sua riqualificazione ambientale;
-di offrire occasione di flessibilità nella eventuale necessità di riconversione delle destinazioni d’uso delle aree produttive inglobate nei centri abitati;
-di tutelare, salvaguardandolo quanto più possibile, il patrimonio delle risorse naturali e dei beni paesaggistico-ambientali e storico-architettonici, agganciandoli, ove possibile, ad azioni programmatiche di grande rilevanza anche occupazionale (quale il caso del Parco delle Colture Mediterranee) ;
-di cogliere - consapevolmente - quanto emerso dalle analisi di studio, vale a dire, l’unità di spazio edificato e spazio agricolo come unica entità che va a costituire una città diffusa, una città-territorio ;
-di affrontare quindi, coraggiosamente, la delicata progettazione anche degli spazi agricoli agrumetati, di sottendere loro una struttura d’ordine che pensi il raccordo con la città costruita, non tanto per una ulteriore caotica espansione di questa, ma per non pregiudicare il futuro di reali esigenze collettive e la qualità dell’ambiente antropizzato. Si ritiene che in tal modo, infatti, potranno più efficacemente contrastarsi le spinte all’edificazione incontrollata che tanti guasti hanno prodotto finora (non soltanto l’abusivismo, ma anche un certo modo caotico e disorganico di concepire gli interventi), anche se, ovviamente, allo strumento va affiancata la capacità, il potere e l’azione di vigilanza dell’Amministrazione che lo gestisce.
Nel merito delle linee guida alla progettazione del Piano attinenti le situazioni pregresse, queste possono sintetizzarsi come segue:
A) Ridisegno delle localizzazioni relative ai servizi, al fine di soddisfare il fabbisogno di standards indicati dal D.M. 02.4.68 in rapporto anche alla popolazione presente e stagionale, confermando - ove possibile - le precedenti aree di Piano ed introducendo tutte le varianti e le scelte programmatiche compiute negli scorsi anni dall’Amministrazione, ritenendole qualificanti per lo sviluppo socio-economico del territorio.
B) Ridisegno della viabilità, al fine di rapportarsi meglio al nuovo quadro di relazioni territoriali ed alle nuove esigenze funzionali che ne deriveranno. Si rammenta che il problema della viabilità generale del precedente Piano si tradusse presto in un totale fallimento conseguente alla indeterminatezza delle scelte operate ed alla loro concreta irrealizzabilità dettata sia dall’eccessivo costo di costruzione (si pensi ai ca. 700 ml. di traforo della collina dello Spuntone, al cavalcavia ferroviario in località Muscale, alle opere d’arte per le viabilità sopra i torrenti ecc.), sia dalla valutazione dell’enorme peso d’impatto ambientale che ne sarebbe derivato. Tant’è che già nel 1991, come in precedenza accennato, l’Amministrazione Comunale commissionò una variante urbanistica alla viabilità di Piano, tra il torrente Forno ed il torrente Zappulla, la quale, dopo essere stata redatta e definita adeguandola alle richieste del Consiglio Comunale, venne accantonata - nel giugno 1992 - per rimandarla alla stesura del nuovo PRG, il cui iter di formazione, a seguito dell’entrata in vigore della L.R. 15/91, doveva avviarsi entro il 1° dicembre 1992.
C) Conferma delle classificazioni di zona attuali ad esclusione di quelle in contrasto con le vigenti norme legislative o regolamentari e/o in contraddizione con i principi e le finalità, tecnici e programmatici del nuovo PRG. Ciò, in particolare vale per la conferma delle zone B e C, precisando che : -nelle zone B sono state incluse nuclei abitati già presenti sul territorio prima del vigente PRG e/o costituitisi abusivamente, e nuclei costituitisi in attuazione alle previsioni di zone C del precedente Piano, tutti, comunque, ormai quasi interamente saturi rispetto all’indice edificabile e per i quali ricorrono le condizioni di cui all’art. 2 del D.M. 02.4.1968 ; -nelle zone ex B5 interne al perimetro del vecchio centro tradizionale, che muove dal quartiere A’ Uletta fino a raggiungere l’attuale via Pirandello sull’argine del torrente Muscale (per come documentato dalla tavola dell’I.G.M. in scala 1:25.000 degli anni ’40, allegata alla rappresentazione del vincolo idrogeologico compilata dall’Autorità Forestale dell’epoca, e dalla tavola rappresentante i primi interventi regolatori ed il centro abitato all’autonomia - 1925 -, prelevati dalla pubblicazione della tesi di laurea dell’arch. Salvatore Sidoti Migliore dal titolo Storia urbanistica di un territorio : formazione di Naso e costituzione di Capo d’Orlando, edizione Pungitopo, 1981), così come nelle ex zone B2 del borgo di S. Gregorio, si è proceduto alla riclassificazione in zone B0 per consentirne il mantenimento dei caratteri storicizzati del tessuto edilizio tramite pianificazione particolareggiata.
D) Presa atto della riconversione ed ampliamento delle aree già destinate a Campings, lungo la via Trazzera Marina - attuate solo in minima parte -, a zone (S2) destinate alla ricettività turistico-alberghiera, soggette a prescrizione esecutiva, per come indicato dalle Direttive Generali e dall’approvazione dello schema di massima e della delibera commissariale n. 2/97.
E) Conferma delle nuove aree di edilizia sociale oggetto di Programmi Costruttivi approvati, in pendenza della redazione del PRG ed in variante al vigente Piano, dagli Organi Regionali (Commissario ad acta ed Assessorato Territorio e Ambiente), di cui alle delibere commissariali nn. 2 - 3 - 4 e 5 del 02.4.98, e successivo D.A. n. 20/DRU dell’08.02.99, per come indicato in premessa. Le suddette aree interessano due ex zone C su via Trazzera Marina e due ex aree agricole, ubicate in località Malvicino e Salicò, precedentemente individuate per interventi di edilizia economico-popolare nello schema di massima e destinate a prescrizioni esecutive per il soddisfacimento dei fabbisogni residenziali d’iniziativa pubblica dalla delibera commissariale n. 2/97. Tale circostanza ha portato a rivedere la quantificazione contenuta nella suddetta delibera per l’edilizia residenziale pubblica e, conseguentemente, si è resa libera - mantenendone la propria destinazione agricola - l’area della piana ad occidente del torrente Vina, compresa tra la S.S. 113 e la via Consolare Antica.
F) Introduzione del sistema di vincoli ambientali discendente dall’applicazione delle vigenti norme di legge in materia, molti dei quali totalmente assenti nel precedente PRG. I suddetti vincoli sono stati singolarmente esaminati e visualizzati nelle tavole di analisi (A2, A3, A4 e A5) sulla scorta di una attenta valutazione delle caratteristiche orografiche, geomorfologiche, idro-geologiche, storiche, paesaggistico-ambientali, agro-forestali e viarie (D.M. 01.4.68, n. 1444 e D.Lgs. 285/92, Nuovo Codice della Strada). Si osserva, comunque, che malgrado l’aggressione edilizia degli ultimi decenni, il territorio orlandino mantiene ancora intatti valori paesaggistici di forte suggestione, la cui conservazione, difesa e promozione si pongono quali obiettivi fondamentali del Piano (per la visualizzazione di molte testimonianze storico-architettoniche ancora presenti sul territorio comunale, si rimanda alla visualizzazione delle allegate foto tratte dalla pubblicazione commissionata dal Comune all’arch. Antonella Muscarà, intitolata Riscoprire - Ricognizione e catalogazione dei BB.CC. Architettonici, Archeologici e Etnoantropologici nel Capo d’Orlando, edizione E.D.A.S., 1991).
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